giovedì, aprile 10, 2008

Le licenze d'uso non limitano le libere utilizzazioni 2

Continua sul blog di Minotti il dibattito sul tema licenze CC e libere utilizzazioni. Constato che le incomprensioni permangono e che, a causa di questo, il vero tema stenta ad emergere.

Il nocciolo della questione non riguarda, a mio avviso, le problematiche tecniche delle licenze (che vertono semmai sulla necessità della doppia sottoscrizione delle clausole vessatorie, sulle caratteristiche che deve possedere il documento informatico per soddisfare la forma scritta... ne abbiamo parlato in molte occasioni), ma, ancora una volta, la conoscenza dello strumento utilizzato (contratto standard, potremmo dire) da parte del licenziante (e del licenziatario): in altre parole, la discussione si farebbe più interessante se tornasse sui binari giuridico-sociologici.

A che serve aver specificato nella licenza che essa non si pone in contrasto con le libere utilizzazioni se il licenziante, assai spesso, non legge la licenza o la legge ma senza avere la più pallida idea di cosa siano realmente le libere utilizzazioni (tanto più che non si tratta di una materia disciplinata nel modo più lineare: vedi post precedente)?
Ignorantia legis non excusat: e dunque, prima di adottare una licenza bisognerebbe avere un'adeguata conoscenza dello strumento giuridico che si intende utilizzare e dei suoi effetti. Questo è il punto di partenza.

Scrivevo a Minotti (nei commenti al mio post): La "Critica della Ragion CCommons" raramente viene presa con "filosofia". A mio parere questo accade perché alla base del progetto CC c'è una forte componente ideologica che finisce per mescolare, pericolosamente, l'adesione ad un modello culturale e l'utilizzo di una licenza. La scelta della licenza CC dovrebbe essere più consapvole ed avvenire sulla base di precise necessità individuali. Molto spesso, invece, la scelta avviene come automatica conseguenza della partecipazione collettiva al movimento del "freecopyright".

Forse è il prezzo (scontato) che deve pagare il successo di un'iniziativa culturale di questo tipo, forse è un male minore o forse è un cancro estirpabile con una più attenta politica di promozione delle licenze... non lo so, ma so che questi sono temi sui quali potrebbe incentrarsi una discussione più interessante e, soprattutto, maggiormente comprensibile ai non addetti ai lavori.

2 commenti:

gennaro ha detto...

Le implicazioni sociologiche sono tante e tali che bisognerebbe farci un convegno.

Anonimo ha detto...

Molto interessante, grazie.