martedì, novembre 29, 2005

La SIAE e l'open content

Dalla lettura dell'art. 3, comma 2, del Regolamento Generale SIAE si evince che chi è iscritto alla SIAE non può utilizzare licenze open content, in quanto l'iscritto ha l'obbligo di dichiarare tempestivamente tutte le opere destinate alla pubblica utilizzazione sulle quali abbia od acquisti diritti.

Ma cosa bisogna intendere per
opere destinate alla pubblica utilizzazione?

Mi sono consultato con Gennaro Francione, il noto
giudice anti-copyright.

NAG:
Cosa bisogna intendere per opere destinate alla pubblica utilizzazione ai sensi dell'art. 3, comma 2, del Regolamento Generale SIAE? Rientrano nella fattispecie anche le opere scaricabili da Internet? O le opere scaricabili da Internet potrebbero anche essere opere destinate alla privata utilizzazione?

GF:
E' un bel quesito. Le opere scaricabili, in quanto lo siano da chiunque, sono destinate alla pubblica utilizzazione. In quanto, in concreto, ognuno scarica privatamente, non lo sono. Insomma, il concetto di "pubblico" è equivoco nel nuovo media internettiano. La SIAE, pur di affermare il suo dominio, naturalmente, predilige la prima interpretazione.

Gennaro ha confermato la mia idea: mille realtà private non costituiscono una realtà pubblica; restano mille realtà private. E' dunque possibile interpretare il regolamento Generale SIAE in modo diverso. Un'interpetazione che, se avvalorata giudizialmente, potrebbe cambiare il corso della storia dell'open content in Italia.

lunedì, novembre 28, 2005

Spot contro la pirateria multimediale


MOVIMENTO ZERO (nato nel novembre del 2005)

Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi che han ficcato la testa nella sabbia. Infondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l'uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete.


MOVIMENTO COSTOZERO (nato nel giugno del 2003)

Dobbiamo svegliarci dallo stato di torpore che il benessere ha inflitto a tanti di noi e tornare ad essere non animali da gabbia (una gabbia con ovatta tecnologica idonea al sonno profondo e alla vanità), ma animali politici, persone che, innanzitutto, vogliono capire anche quando non sono in gioco i propri interessi, che non si fermano all'apparenza, che cercano la concretezza e non le rivoluzioni impossibili.


DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI: SCEGLIETE SEMPRE L'ORIGINALE! ;-)

venerdì, novembre 25, 2005

I musicisti creano e l'industria li sfrutta

Perché al presidente di FIMI piacciono tanto le licenze Creative Commons?

Se tu, musicista, in base a una licenza open content, mi permetti di produrre i tuoi brani, in capo a me, produttore fonografico, si costituiranno, per legge, a partire dal momento dell'apposizione della
(P) sul CD [1], diritti esclusivi sul master [2] (attenzione: non confondere la registrazione dell'opera, bene materiale, con l'opera, bene immateriale). A quel punto, nessuno potrà, ad esempio, rippare il CD e condividere gli mp3.

Io, produttore, ho fatto un affare: ti ho cercato, ti ho trovato, ho prodotto la tua musica, non ti ho pagato e sto vendendo la tua musica. Ma quel che più conta è che il guadagno sarà solo mio:
la tua musica adesso è il mio prodotto.

Come stabilito dalla Cassazione, l'art. 110 (l.d.a.) [3] non si applica soltanto ai diritti d'autore, ma anche ai diritti connessi: dunque, se io, produttore fonografico, voglio rinunciare all'esercizio esclusivo dei diritti connessi, potrò farlo rispettando la forma scritta ad probationem: ad esempio, con una licenza ad hoc (le licenze Copyzero X offrono la possibilità di rinunciare all'esercizio esclusivo dei diritti connessi; le licenze Creative Commons, invece, non offrono questa possibilità ed, anzi, fanno espressamente salvi i diritti connessi).

Sono stato invitato al
MEI 2005, parlerò alla conferenza Copyleft: una risorsa o una minaccia per la discografia?
[1] Art. 77 (l.d.a.)
I diritti previsti da questo capo possono essere esercitati se sia stato effettuato il deposito presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo le norme del regolamento, di un esemplare del disco o dell'apparecchio analogo.

Tuttavia le formalità del deposito di cui al primo comma, quale condizione dell'esercizio dei diritti spettanti al produttore, si riterrà soddisfatta qualora su tutti gli esemplari del disco o apparecchio analogo risulti apposto in modo stabile il simbolo (P), accompagnato dall'indicazione dell'anno di prima pubblicazione.

[2]
- il diritto di riproduzione ed il diritto di distribuzione (art. 72, primo comma, l.d.a.);
- i diritti di noleggio e prestito (art. 72, secondo comma, l.d.a.);
- il diritto ad un compenso per l'utilizzazione, a scopo di lucro, del disco o dell'apparecchio analogo a mezzo della diffusione radiofonica e televisiva ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite, della cinematografia, nelle pubbliche feste danzanti, nei pubblici esercizi ed in occasione di qualsiasi altra pubblica utilizzazione degli stessi (art. 73 l.d.a.);
- il diritto ad un equo compenso per l'utilizzazione fatta a scopo non di lucro (art. 73 bis l.d.a.);
- diritto di opporsi a che l'utilizzazione fatta ai sensi degli artt. 73 e 73 bis sia effettuata in condizioni tali da arrecare un grave pregiudizio ai suoi interessi industriali (art. 74 l.d.a.);
- il diritto di autorizzare la ritrasmissione via cavo (art. 85 bis l.d.a.).

[3] Art. 110 (l.d.a.)

La trasmissione dei diritti di utilizzazione deve essere provata per iscritto.

Stallman, spiegaglielo tu...

NAG: Is the freedom of the software the same freedom as other intellectual works?

RMS:
I don't think the issues are the same for art/fiction as for practical works such as software. For art/fiction, people must have at least the freedom to redistribute exact copies noncommercially, and the freedom to cite parts with attribution to make other works that are overall very different.

Eppure sono tanti i softwareliberisti che credono che le libertà del software debbano essere le stesse libertà della altre opere dell'ingegno. E c'è anche chi sostiene che scegliere una licenza open content non commerciale e/o non derivativa sia una scelta sbagliata... chissà se un giorno apriranno gli occhi.

mercoledì, novembre 23, 2005

La Rivoluzione

E' opinione assai diffusa che marketing e conoscenza siano due strade parallele su cui si muove l'open content. Tale opinione si basa sull'analogia tra economia open content ed economia open source.
L'
economia free/open si basa sul meccanismo del libero per tutti: free/open non significa gratuito, ma un soggetto che ha acquistato un'opera free/open, può regalarla a tutto il resto
del mondo, rendendola, se ancora non lo fosse, gratuitamente ed universalmente accessibile.
Uno acquista e mille scaricano gratuitamente. Se per il software libero (bene di tipo funzionale) il suddetto meccanismo è solito accompagnarsi, ad esempio, al contratto d'opera (in base al quale sta al committente scegliere se condividere o non condividere: quindi, non è detto che quello che un softwareliberista crea poi diventi un bene comune... ed economicamente è un vantaggio per il programmatore, perché altri potenziali committenti, dopo avere visto come funziona il binario, diventano nuovi clienti del programmatore) alla manutenzione, all'aggiornamento, alla consulenza, che rappresentano una fondamentale fonte di guadagno per un imprenditore di se stesso, nell'open content (che riguarda beni di tipo espressivo) ci troviamo, invece, di fronte al mero libero per tutti (vendita di opera dell'ingegno: punto).

Allora, di quale marketing stiamo parlando?

C'è chi dice: se un e-book, scaricabile
gratuitamente dalla rete, costa, in versione cartacea, 15 euro, conviene acquistare il libro, perché se si decide di stampare l'e-book, il costo di carta ed inchiostro supera il costo del libro in vendita. L'affermazione non corrisponde a verità: esiste la carta a basso costo, esiste l'inchiostro a basso costo, esistono sistemi di stampa a basso costo.

Tuttavia, non è questo il punto!

Se ragioniamo in questi termini (che appartengono alla logica del paradigma economico dominante), non facciamo altro che mortificare il senso profondo dell'open content.

Da un punto di vista giuridico, l'open content si basa sulle c.d.
obbligazioni naturali.
Le obbligazioni naturali fondano lo scambio non sul marketing, ma sull'
etica.
E' questa la straordinaria carica rivoluzionaria dell'open content:
economia ed etica non viaggiano su due strade parallele, ma sulla stessa strada. Si tratta di economia del dono; le licenze open content, contrattualmente, altro non sono che donazioni modali.
L'open content rappresenta il passaggio ad un tipo di economia nuova e al tempo stesso antica (tribale, direbbe Mauss). Ecco la vera sfida, ecco la vera novità introdotta dall'open content: sconvolgere la società dei consumi dal suo interno, nelle sue basi, pilastri che, di fatto, nemmeno alcuni testimonial del mondo open mettono in discussione (Gilberto Gil predica la condivisione, ma non rilascia i suoi album con licenza open content: Beppe Grillo predica la condivisione, ma non rilascia i DVD dei suoi spettacoli con licenza open content... )!

Se non si comprende il vero mutamento socio-economico che l'open content prefigura, non ci sarà alcun cambiamento: nella migliore delle ipotesi l'open content verrà usato per fare della pubblicità, per cadere nel paradosso o per fare propaganda politica.

Il
capitalismo culturale, ben delineato da Rifkin, è già realtà: l'economia open content, invece, grazie anche ad alcuni suoi sostenitori, resta un'utopia.

giovedì, novembre 17, 2005

Internet Culturale: un portale da 37,3 milioni di euro

Mi auguro che l'intervista su Scarichiamoli! non passi inosservata; mi auguro che, prima o poi, qualche politico (magari uno di quelli che hanno tanto a cuore la causa della libera condivisione dei saperi) si domandi: Come sono stati spesi tutti quei soldi?; mi auguro che, prima o poi, qualche giornalista del settore si domandi: Ma tutti quei soldi non potevano essere spesi meglio?; mi auguro che, prima o poi, qualche rappresentante del mondo open si domandi: Cosa impedisce allo Stato di liberare le opere di pubblico dominio?.

Io, invece, sto già alla fase delle risposte: quattro ricercatori (come quelli del Dipartimento di Informatica e Telecomunicazioni dell'Università degli Studi di Trento) sono una parte di elettorato troppo piccola per poter essere presa in considerazione dalla politica; e le antologie di musica classica vendute in TV, in edicola, in Internet... sono un business troppo grande per poter essere messo in crisi dall'informazione professionale.

martedì, novembre 15, 2005

Esperanto: la lingua della Società della Conoscenza?

Il presidente dell'Accademia della Crusca crede che l'esperanto possa diventare la lingua ufficiale dell'informatica.
Una proposta di legge prevede che tra gli
insegnamenti elettivi di lingua straniera nella scuola statale dell'obbligo, sia introdotto l'insegnamento della lingua internazionale esperanto.
Su Internet il numero di contenuti in esperanto, dalla musica alla letteratura, è in forte aumento.
Qui trovate un corso introduttivo interattivo (Win/Linux) che spero possa avvicinarvi a questa lingua: semplice, intelligente, universale.

venerdì, novembre 11, 2005

Wikipedia: un'enciclopedia dal basso verso il basso


Immaginate un'enciclopedia italiana in cui trovate la biografia e la filmografia completa dell'attrice Cicciolina, ma nulla si dice di attrici come Paola Gassman. Immaginate un'enciclopedia in cui trovate la biografia dell'attore Rocco Siffredi ma nulla si dice di attori come Gabriele Lavia.
Immaginate un'enciclopedia in cui vengono dettagliatamente descritti i vari reality show (da La Fattoria a La Talpa) ma nulla si dice di capolavori del cinema come Rocco e i suoi fratelli (purtroppo il Rocco in questione non è Siffredi... forse è quello il problema).

Benvenuti su Wikipedia, l'enciclopedia che più di ogni altra rispecchia il livello culturale del popolo italiano.

giovedì, novembre 10, 2005

Thomas Jefferson, il paladino della conoscenza



Ricordiamoci di quest'uomo, di questo grande democratico che, come molti rappresentanti del mondo open ricordano, disse:
Colui che riceve una idea da me, riceve egli stesso istruzione senza diminuire la mia; come colui che accende la propria candela dalla mia, riceve luce senza oscurarmi
.

Ricordiamoci di questo grande democratico che nel 1805, senza nemmeno consultare il Congresso, attuò il primo intervento militare americano fuori dal territorio nazionale, con il bombardamento di Tripoli contro la pirateria mediterranea, che minacciava i traffici commerciali americani.
Come ci insegnano gli storici, fu l'inizio di quel conflitto anglo-arabo di cui ancora oggi tutto il mondo paga le conseguenze.

Dunque, ricordiamoci di questo grande democratico.

Open bla bla bla


Le conferenze sul mondo open vanno moltiplicandosi per lo stivale... che bello... peccato che le relazioni non siano quasi mai disponibili su Internet. A che serve predicare la libera condivisione dei saperi e poi non condividerli?
MISTERO.

mercoledì, novembre 09, 2005

Wikipedia: l'enciclopedia marxista

Wikipedia non è assolutamente come il comunismo, ma molto più come una democrazia, e quindi come il socialismo "scientifico" di Friedrich Engels e Karl Marx, e tu non puoi fare molto meglio di questo.

Il fatto che Wikipedia Italia sia letteralmente controllata dai membri dell'associazione Wikimedia Italia, che stabiliscono, al grido "nazista di merda! nazista di merda!", cosa sia neutrale e cosa sia propaganda, cosa meriti di essere pubblicato su Wikipedia e cosa invece debba starvi fuori, farebbe pensare al fascismo rosso. Ma siccome si dichiarano marxisti, bisogna prenderne atto, così come bisogna prendere atto dell'impossibilità di fare molto meglio di quel che è stato capace di fare il socialismo reale, di cui Wikipedia Italia è certamente perfetta rappresentazione.

Creative Commons: occhio alla licenza non commerciale

Il Commos Deed dice:

Ma la licenza dice:

In altre parole, la licenza non esclude lo scopo di lucro indiretto (ad esempio: fine promozionale).

Quindi, se qualcuno utilizza l'opera che voi avete rilasciato con licenza non commerciale per pubblicizzare la propria attività commerciale, è perché voi glielo avete permesso.

Non fermatevi alla lettura del mero Commons Deed e mettete sempre a disposizione la licenza completa: ordinaria diligenza [1] vuole che il licenziatario prenda sempre visione di quello che i signori di Creative Commons chiamano legal code.


[1] art. 1341, comma 1, codice civile:

Le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti dell'altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l'ordinaria diligenza.

Satira sul Satiro


Questo Dvd è una piccola cosa che ho messo in vendita non per fare i soldi... Lo potete anche trovare in Internet, lo potete scaricare gratuitamente e non sarò io a dirvi qualche cosa.

Beppe Grillo

Ha dimenticato di aggiungere: sarà il mio avvocato.

In altre parole: non c'è problema se il DVD dello spettacolo di Grillo lo scaricate illegalmente dalla rete, ma non azzardatevi a rivenderlo. E sì: perché a Grillo (o meglio al suo avvocato) non importa nulla del danno emergente, gli interessa solo il lucro cessante. :-)

Parafrasando B. R. Tucker

Questo blog sarà pubblicato per soddisfare il suo redattore e non i lettori. Egli si augura che quanto gli va bene vada bene anche a loro, ma se così non fosse, non farà alcuna differenza.