mercoledì, novembre 23, 2005

La Rivoluzione

E' opinione assai diffusa che marketing e conoscenza siano due strade parallele su cui si muove l'open content. Tale opinione si basa sull'analogia tra economia open content ed economia open source.
L'
economia free/open si basa sul meccanismo del libero per tutti: free/open non significa gratuito, ma un soggetto che ha acquistato un'opera free/open, può regalarla a tutto il resto
del mondo, rendendola, se ancora non lo fosse, gratuitamente ed universalmente accessibile.
Uno acquista e mille scaricano gratuitamente. Se per il software libero (bene di tipo funzionale) il suddetto meccanismo è solito accompagnarsi, ad esempio, al contratto d'opera (in base al quale sta al committente scegliere se condividere o non condividere: quindi, non è detto che quello che un softwareliberista crea poi diventi un bene comune... ed economicamente è un vantaggio per il programmatore, perché altri potenziali committenti, dopo avere visto come funziona il binario, diventano nuovi clienti del programmatore) alla manutenzione, all'aggiornamento, alla consulenza, che rappresentano una fondamentale fonte di guadagno per un imprenditore di se stesso, nell'open content (che riguarda beni di tipo espressivo) ci troviamo, invece, di fronte al mero libero per tutti (vendita di opera dell'ingegno: punto).

Allora, di quale marketing stiamo parlando?

C'è chi dice: se un e-book, scaricabile
gratuitamente dalla rete, costa, in versione cartacea, 15 euro, conviene acquistare il libro, perché se si decide di stampare l'e-book, il costo di carta ed inchiostro supera il costo del libro in vendita. L'affermazione non corrisponde a verità: esiste la carta a basso costo, esiste l'inchiostro a basso costo, esistono sistemi di stampa a basso costo.

Tuttavia, non è questo il punto!

Se ragioniamo in questi termini (che appartengono alla logica del paradigma economico dominante), non facciamo altro che mortificare il senso profondo dell'open content.

Da un punto di vista giuridico, l'open content si basa sulle c.d.
obbligazioni naturali.
Le obbligazioni naturali fondano lo scambio non sul marketing, ma sull'
etica.
E' questa la straordinaria carica rivoluzionaria dell'open content:
economia ed etica non viaggiano su due strade parallele, ma sulla stessa strada. Si tratta di economia del dono; le licenze open content, contrattualmente, altro non sono che donazioni modali.
L'open content rappresenta il passaggio ad un tipo di economia nuova e al tempo stesso antica (tribale, direbbe Mauss). Ecco la vera sfida, ecco la vera novità introdotta dall'open content: sconvolgere la società dei consumi dal suo interno, nelle sue basi, pilastri che, di fatto, nemmeno alcuni testimonial del mondo open mettono in discussione (Gilberto Gil predica la condivisione, ma non rilascia i suoi album con licenza open content: Beppe Grillo predica la condivisione, ma non rilascia i DVD dei suoi spettacoli con licenza open content... )!

Se non si comprende il vero mutamento socio-economico che l'open content prefigura, non ci sarà alcun cambiamento: nella migliore delle ipotesi l'open content verrà usato per fare della pubblicità, per cadere nel paradosso o per fare propaganda politica.

Il
capitalismo culturale, ben delineato da Rifkin, è già realtà: l'economia open content, invece, grazie anche ad alcuni suoi sostenitori, resta un'utopia.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sei il mio idolo!!!

Davide ha detto...

La tua analisi è perfetta, perché non scrivi un libro??