martedì, settembre 25, 2007

Storie di ordinaria follia

Quando usciamo con una nuova iniziativa sul diritto d'autore c'è sempre qualcuno che sparla e straparla. Ci siamo abituati e abbiamo dovuto abituarci ad interpretare certe prese di posizione come un buon auspicio.
Questa volta è toccato a due esponenti di Frontiere Digitali (Liberius), i quali sostengono che FiloZero sia un progetto affrettato, superficiale, irrispettoso nei confronti degli autori, altamente rischioso per gli esercenti e in grado di gettare per sempre nel baratro le libertà digitali minando la credibilità anche di altre inziative (le loro).
Wow! Di peggio non potevano dire. Il problema, però, è un altro: gli argomenti mancano e soprattutto appare evidente che le critiche denigranti vengono pubblicamente inoltrate senza prima avere capito né cos'è FiloZero né come funziona (eppure ci sono delle f.a.q. ormai piuttosto ampie, grazie anche al contributo di chi, non sapendo, prima domanda e poi giudica).
Oppure sono io che non capisco... e in effetti non capisco come possa una persona criticare tanto le licenze Creative Commons sia su web sia per radio (davanti ad un incredulo e presumibilmente furibondo public lead di Creative Commons Italia) e poi battersi perché le licenze Creative Commons siano LE licenze riconosciute da SIAE e dallo Stato.
C'è tanta confusione in giro e questo non aiuta certo a fare chiarezza.

Allora chiarimoci le idee e facciamo un passo indietro. Era il 1997 quando una legge (vedi art. 6 comma 4) poneva la parola fine a un assurdo diritto demaniale: fino ad allora SIAE riscuoteva compensi anche per la musica di non iscritti a SIAE (veramente lo fa anche oggi, ma solo per concessione degli inconsapevoli italiani e grazie anche a tutti quelli che alimentano il terrorismo). Sono passati 10 anni e ancora c'è chi dice (i signori di cui sopra) che bisogna procedere con i piedi di piombo e che bisogna aprire tavoli di trattative, insieme ai politici, per riformare il regolamento della SIAE.
Potrebbe anche essere una buona strada, basterebbe, da una parte, dialogare con dei politici che riescono a fare qualcosa di concreto, dall'altra, avere le idee chiare. Pare invece che si proponga l'impossibile: totale gestione autonoma e pieno mandato alla SIAE. SIAE ha già previsto, con il nuovo regolamento, delle eccezioni, ovviamente (perché tecnicamente non c'è altra soluzione) limitando il campo di applicazione del mandato (e così è stato fatto anche da Buma/Stemra in Olanda: mi riservo di approfondire la questione in un altro post).

Noi abbiamo preferito far valere diritti che già esistono anziché attendere che la burocrazia si adegui al diritto. Ma abbiamo fatto questo prestando molta molta attenzione alla burocrazia.

Abbiamo utilizzato come strumento una promessa al pubblico che consente di svincolarsi se non c'è nessun promissario e che lascia libero il promittente di iscriversi successivamente a SIAE (con effetto risolutivo a partire dalla comunicazione, con congruo anticipo, al promissario).
Abbiamo progettato un sistema per rendere le comunicazioni sicure e funzionali: a che serve altrimenti Internet?
Nessun rispetto per gli autori? Imporre una licenza per legge, come vorrebbero i signori di cui sopra, significa rispettare gli autori oppure restringere la loro libertà di scelta?

Mettiamo nelle mani dell'esercente tutta la documentazione necessaria per dimostrare il legittimo utilizzo delle opere e l'inapplicabilità del mandato SIAE sulle stesse.
Documentazione opponibile anche ad SCF (Socieà Consortile Fonografici): se ad un ispettore di SCF l'esercente fa leggere una licenza CC, l'ispettore ride perché la licenza CC non riguarda i diritti connessi ma i diritti d'autore!

Rischi per gli esercenti? Assolutamente sì, ma solo se si lascia qualcosa di molto importante al caso (la gelateria che, grazie ai signori di cui sopra, ottenne la "dispensa" da SIAE è purtroppo esposta, dal punto di vista burocratico-probatorio, nei confronti di SCF).
Quindi, devo dire (visto che si parla tanto di procedure sicure... ) che quell'esperienza può valere come affermazione di un principio ma non come un esempio da seguire pedissequamente: perché si tratta di una soluzione, da una parte, complicata (non tutti hanno il tempo di andare a Roma, "prendere in ostaggio" il direttore di un ufficio SIAE e controllare insieme a lui, per ore, i dati sul database della SIAE), dall'altra imperfetta e dunque pericolosa (fortunatamente, l'intricata prassi ha fatto sì che nessuno potesse nemmeno lontanamente pensare di seguire l'esempio).

Abbiamo discusso per mesi la validità della procedura con la stessa SIAE: progetto affrettato?

Il prossimo passo riguarderà la musica live: certo, l'EMPALS rappresenta un ostacolo difficilmente sormontabile se non cambiano le regole (ecco: qui sì che occorrerebbe l'intervento della politica... il Governo qualcosa ha cambiato recentemente... ma non basta), ma per quanto riguarda la SIAE il discorso è già piuttosto chiaro: se le opere eseguite non sono di autori iscritti a SIAE, la SIAE non deve essere pagata.

Ma attenzione: ancora una volta è la stessa SIAE ad avere ben chiarito la questione (anche dal punto di vista della prassi).

Posso tollerare Enzo Mazza quando dice che le libere utilizzazioni non esistono e che sono una bufala. Lo tollero perché sta dall'altra parte della barricata. Non tollero chi sta da questa parte (ma da oggi certamente non accanto a me, perché se ti mescoli con l'incompetente che si crede competentissimo poi finisce che le persone non capiscono più chi è competente e chi non lo è) e saccentemente (perché, fino a prova contraria, di saccenza si tratta) getta fango sul lavoro altrui. No, non posso (non devo) passarci sopra e, a fatica (perché fino ad oggi, per amore di lotta comune, ho evitato di fare le pulci ad iniziative "amiche") ho dovuto applicare la legge del contrappasso.
Sia ben chiaro: io qui e sulle mailing list parlo sempre a titolo personale.
Movimento Costozero non prende minimamente in considerazione certe affermazioni e, se dio vuole, tira dritto per la sua strada.

3 commenti:

daniela ha detto...

è una reazione comprensibile perché si sono sentiti "scavalcati" (forse anche per colpa di certi articoli che descrivevano filozero come il superamento della gelateria....... uno si fa un mazzo tanto per ottenere qualcosa e poi arriva uno tomo tomo cacchio cacchio che molto più semplicemente ottiene di più

tu al loro posto cosa avresti fatto?

k2 ha detto...

Escludo categoricamente che si siano sentiti "scavalcati". Semplicemente pensano di essere I paladini delle libertà digitali (e pensare che Frontiere Digitali è nata a causa mia, quando invitai Marco Calvo all'audizione in Senato per "Scarichiamoli!": io non andai e quello colse l'occasione per mettere in piedi Frontiere Digitali insieme ai soggetti convenuti... se vedi anche certe proposte che loro chiamano "le NOSTRE proposte" sono copiate da "Scarichiamoli!"). :-)
Non mi interessa dare altro spazio alla questione per cui ti rispondo brevemente che io al posto loro mi sarei comportato come sempre mi comporto: analisi -> conoscenza -> riflessione -> critica (anche feroce) -> costruzione.
Se invece il percorso è "critica -> diffamazione -> terrorismo -> muro" allora c'è qualcosa che non quadra.

Ma sia chiaro: non è la persona che voglio "colpire" (mi guardo bene anche dal fare i loro nomi) ma la "mentalità".
Come diceva il Puffo Brontolone, io OOOOOODIO la falsa modestia, io OOOOOODIO i palloni gonfiati, io OOOOOODIO il politichese... e odio anche chi ti parla alle spalle (per altro da anni).

Adesso BASTA! BASTA anche con certa "intellighentia" telematica.

Anonimo ha detto...

Ho sentito la registrazione della trasmissione radiofonica........ ma cosa si inietta nelle vene quello lì!?!?!?! :)))))))))) Fiumi e fiumi di parole e l'unica cosa che si capisce è che sta dicendo delle grandissime c******!!!
W LE CREATIVE COMMONS!