domenica, aprile 02, 2006

Parlando di DRM con Stallman e Lessig

In questi giorni ho scambiato molti messaggi sia con Stallman che con Lessig sul tema DRM.
La posizione di Stallman è radicale: no a qualsiasi tipo di DRM. Tale posizione si tradurrà nella nuova versione della GNU GPL (a giorni dovrebbe uscire un articolo di RMS sul DRM open source). Meno radicale la posizione di Lessig.

Ho chiesto a Lessig se vi sia compatibilità tra DRM (proprietario o libero: è indifferente) e CCPL.
Mi ha risposto che la licenza restringe la libertà del licenziatario di utilizzare DRM, ma non restringe la libertà del licenziante di utilizzare DRM.
Ho preteso allora una risposta inequivocabile, e lui mi ha detto che, al momento, non c'è nulla che vieti al licenziante di utilizzare DRM.
Ha aggiunto che, però, si sono riservati la possibilità di modificare la parte di licenza che tratta di DRM.
A quel punto, ho ricordato a Lessig che se il licenziante può usare DRM, il licenziatario non può distribuire l'opera! Se il licenziante usa DRM, il licenziatario può distribuire (etc. etc.) soltanto una copia analogica dell'opera (salva la possibilità, ad esempio, di rieseguire l'opera).
Lessig mi ha allora comunicato che proprio adesso Creative Commons sta prendendo in considerazione questa problematica.

Non so se Creative Commons si stia occupando di questo aspetto proprio adesso, voglio crederci: certo è che, come ho sempre detto, se la clausola delle CCPL relativa al DRM fosse meno ambigua, ci saremmo risparmiati molte discussioni.

Speriamo che una nuova versione delle CCPL metta la parola "fine" ai nostri dubbi.

Al tempo stesso, teniamo presente che la scappatoia rappresentata dalla copia analogica è (non mi stancherò mai di ripeterlo) una porta aperta al DRM.

Più in generale, dobbiamo constatare che ci troviamo davanti ad un aspetto ideologico che riguarda il corpus mysticum (il bene immateriale) e ad un'aspetto economico che riguarda il corpus mechanicum (il bene materiale): trovare un punto di equilibrio tra questi due aspetti non è facile (e non è nemmeno detto che debba essere trovato: vedi FSF), anche perché, venendo a compromessi con gli interessi economici delle multinazionali è molto difficile preservare un ideale (l'idea della trusted free computing platform di Cosenza non mi esalta affatto).

Da questo punto di vista, Creative Commons deve ancora prendere una decisione definitiva: speriamo che non ci deluda.

2 commenti:

giovanna ha detto...

Ma è possibile che un'associazione (Creative Commons) parta con un capitale iniziale di 1 milione di dollari solo per diffondere la storiella della libera conoscenza?

Anonimo ha detto...

tutto è possibile quando si tratta di americani...