lunedì, marzo 10, 2008

Ma guarda un po': a Lessig non piace il Partito Pirata

Se c'è un popolo che ha sempre usato la goliardia e la provocazione per comunicare, questo è il popolo americano. Pensate allo stesso termine copyleft: parrebbe che si tratti del contrario di copyright... ossia assenza di copyright. In realtà, il copyleft è soltanto una forma di copyright. Stallman "esiste pubblicamente" dal 1984 e quindi ha poco senso criticarlo (anzi, è preferibile cercare il suo appoggio... per poi ricevere un "no grazie"). Ha invece molto più senso criticare nuove realtà che si affacciano sul mondo dell'open content e che quindi diventano potenziali "concorrenti". Accade in Italia (io stesso ne so qualcosa: ad esempio, non posso nominare copyzero sulle liste di creative commons per espresso divieto del public lead italiano di creative commons), figuriamoci in USA!
No, Lessig, non mi convinci: un nome serve ad attirare l'attenzione su un programma, poi è il programma quello che conta. Tu che parli di affrancamento della cultura dalla mercificazione, pensa a come vengono oggi considerate, nella stragrande maggioranza dei casi, le licenze CC: uno strumento autopromozionale (sia per gli autori che per i venditori). E non c'è dubbio, caro Lessig, che il venture capitalist (Joichi Ito: leggetevi questo articolo apparso su Liberazione quasi 3 anni fa, ben prima che l'onnipresente giapponese prendesse le redini di Creative Commons) al quale hai passato o dovuto passare il testimone, durante quello squallido (imho) evento su Second Life, intende condurre Creative Commons nella direzione dell'e-commerce e del "marketing della conoscenza" (di questo si è parlato anche all'ultima conferenza nazionale di cc.it). Detto ciò, fare di un marchio registrato (CC) uno strumento di promozione della cultura libera è assolutamente geniale. Vedremo poi tutta questa genialità a cosa porterà. Per il momento preferisco il Pirat Partiet: ha certamente le idee più chiare di Creative Commons (che mentre tira fuori il sistema CC+ ancora non è in grado di spiegare cosa è commerciale e cosa non lo è ai sensi della licenza CC: e nel dubbio già c'è chi vanta la sua presenza sul sito di cc.org e dice che se un video va virale diventa commerciale).

2 commenti:

Amedeo ha detto...

tutti gli americani sono così: alla fine pensano solo a fare marketing!!

Anonimo ha detto...

A LESSIG PIACE DIETRO!!!