sabato, maggio 17, 2008

WikiDemocracy non è uno strumento di democrazia partecipativa

Leggo in giro che WikiDemocracy sarebbe uno strumento di democrazia partecipativa.
Del resto, WikiDemocracy è presentato come
un ambiente collaborativo e democratico che non si pone contro i partiti, ma che anzi si pone l'obiettivo di aumentare la partecipazione dal basso.

Nulla in contrario, ma forse è il caso di marcare la differenza tra questo tipo di iniziative e i veri strumenti di democrazia partecipativa. Perché la democrazia partecipativa è una cosa seria e non si inventa da un giorno all'altro.

Tpici strumenti di democrazia partecipativa sono il referendum e la legge di iniziativa popolare.
Quindi stiamo parlando di strumenti:
1) tipizzati dal diritto;
2) praticabili da tutti i cittadini.

Uno strumento di democrazia partecipativa non può non avere queste caratteristiche fondamentali.

E' evidente che WikiDemocracy non ha ricevuto alcun riconoscimento da parte DEL basso (è soltanto espressione di UN basso) e - per sua natura (vive su Internet) - non può coinvolgere, nemmeno potenzialmente, tutti i cittadini.

Insomma: gli strumenti come WikiDemocracy non hanno nulla a che fare con la democrazia partecipativa.

Inoltre, è forse il caso di domandarsi se strumenti come WikiDemocracy non rappresentino - indirettamente - un pericolo per la democrazia. I politici, infatti, cercano sempre più spesso un consenso attraverso la rete (un media che sta crescendo e che deve essere preso in considerazione al pari degli altri media: media = visibilità => esisti solo se appari sui media).
Pertanto, non meraviglia vedere politici pronti a fare proprie le proposte di un "gruppo telematico" che ha una buona visibilità su Internet.
Ma il "popolo della rete" è solo una piccola parte del popolo italiano, e il DEMO o è tutto o non è DEMO in DEMOCRAZIA: e qui sorge il problema.
Internet non è un "luogo partecipativo democratico" (così lo definiscono gli autori di WikiDemocracy): è, invece, un luogo in cui singoli o gruppi possono associarsi, discutere, condividere progetti... fare politica. Ma fare politica non significa necessariamente realizzare la democrazia partecipativa.
Internet è un media e - come tale - attribuisce al "popolo della rete" un potere mediatico.
Se i politici si lasciano influenzare dal potere mediatico del "popolo della rete", è la stessa democrazia a subire un torto. Questo, ovviamente, non significa che utilizzare la rete per fare politica non sia cosa buona e giusta. Ma è certamente antidemocratico vedere, ad esempio, Beppe Grillo ricevuto a Palazzo Chigi per il semplice fatto che il suo blog è il più visitato d'Italia (se Grillo avesse ricevuto un "no grazie", troppi elettori sarebbero stati informati del fatto, e lo stesso Grillo avrebbe messo in cattiva luce, davanti a tanti elettori, il premier: dunque, meglio ricevere Grillo; non per la qualità delle sue proposte, ma per il suo potere mediatico).

E già: siamo abituati a vedere come vittime del potere mediatico altrui (Berlusconi in primis), giornalisti, comici, attori... che tutti conoscono proprio perché appaiono sui media.
Ma quanti bravi
giornalisti, comici, attori... ci sono in Italia? Beh, finché continueremo ad avere questo concetto di democrazia partecipativa non lo sapremo mai.

7 commenti:

gennaro ha detto...

quoto in pieno!

Anonimo ha detto...

Secondo me nel tuo post c'è un po' di confusione.
"Internet è un media e - come tale..."
Nessuna cosa è come tale, ma sempre nelle relazioni in una data cultura, insomma, internet, come tutte le cose acquisisce identità soltanto nell'incontro con le pratiche culturali che la rendono viva.
Se i politici si lasciano influenzare dal potere mediatico di Internet, ciò ci fa capire qualcosa sulla nostra classe politica e qualcosa su internet (il potere mediatico non è solo in virtù di una capacità-caratteristica di internet).
Non è antidemocratico vedere Beppe Grillo ricevuto a Palazzo Chigi (forse si dovrebbe invitare l'intera popolazione italiana? Oppure per la qualità delle proposte? e chi decide democraticamente sulla qualità?)
Se Grillo fosse stato invitato (e la cosa non è fuori da questo nostro mondo) solo per paura del suo potere mediatico, questo non è il segno di una mancanza di democraticità, è "solo" il segno del degrado e della miseria della nostra attuale pratica politica (nelle sfere più istituzionali).
Bravi giornalisti, comici e attori in Italia ce ne sono e spero continuino a informare, far ridere, e recitare (anche se non premiati con il potere mediatico degli uomini di grande successo).
Pier Paolo Pasolini diceva: il successo è l'altra faccia della persecuzione e non aveva tutti i torti.

alessandro ha detto...

@ anonimo acculturato:

secondo me la confusione ce l'hai in testa tu:

1) i media sono strumenti di comunicazione e in quanto tali servono a comunicare, non puoi cucinarci le frittelle

2) nel post si dice chiaramente che sono alcuni politici il male della democrazia, non chi fa politica su Internet

3) nel post non si dice che è antidemocratico vedere Beppe Grillo ricevuto a palazzo Chigi ma sono le ragioni per cui viene ricevuto che sono antidemocratiche: c'è una sperequazione assolutamente evidente tra chi ha potere mediatico e chi non ce l'ha

hai capito?

Anonimo ha detto...

Sì, chiedo scusa per aver usato il termine "confuso", ho sicuramente sbagliato termine. Per il resto, non si tratta di sole frittelle.

luigi b. ha detto...

E' assurdo che uno debba necessariamente avanzare proposte a partiti che già esistono. Questa è partitocrazia, non democrazia!

Anonimo ha detto...

Per partecipare alla gestione comune di una cosa bisogna essere innanzitutto presenti individualmente e già qui c'è il primo grande limite che la democrazia rappresentativa ha creato: l'istituto della "delega" che è una presenza fittizia, ma direi pure una presenza assenza. Ma se il mezzo mediatico dovesse agevolare nella presenza e nella partecipazione, ben venga (poi si può discutere su come e perché ti agevola, ma questo è altra cosa); però sai quante persone ho visto pertecipare alle assemblee senza neanche aprire bocca e magari senza neanche ascoltare (a cominciare dalle assemblee di condominio che poi sono quelle più alla portata di tutti, dove anche lì ci sono i soliti due o tre capetti). Il vero problema per me è che manca la cultura della partecipazione diretta alla cosa comune e pian piano che la cosa comune sparirà non ci sarà neanche più il problema di dover partecipare (questa è ahimé la tendenza futura). Ora se il mezzo mediatico bilaterale (nel senso che permette la comunicazione tra chi trasmette e chi riceve)dovrà servire per formare una nuova generazione di partecipanti alla gestione del bene pubblico, è comunque cosa buona, ma allora non dovrà comunque interfacciarsi con la stessa realtà e struttura politica di governo, che ovviamente vanificherebbe e strumentalizzerebbe il tutto, ma bisognerebbe che ciò si inquadrasse in piccole strutture politiche di gestione a dimensione locale (ecco perché il "federalismo") pur mantenendosi nel contesto allargato di partecipazione globale (ed ecco l'anti provincialismo - per intenderci il contrario della lega nord): penso che sia queste le vere potenzialità di internet, il vero miracolo mediatico, e cioé che, almeno tecnicamente, potrebbe rendere possibile tutto ciò...ovviamente ci spero, anche se non ci credo molto perché tutto rema contro, a cominciare dalla insensibilità (voluta o meno) della gente comune.
Ciao K2, come vedi ogni tanto ti guardo...

Anonimo ha detto...

Avevo scritto il mio nome utente nel commento precedente, ma non è uscito. Comunque sono Altipiani azionanti.