venerdì, settembre 21, 2007

Fair deluse

Art. 1-bis. (Usi liberi didattici ed enciclopedici). 1. Dopo il comma 1 dell'articolo 70 della legge n. 633 del 22 aprile 1941 sono inseriti i seguenti: "1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet a titolo gratuito di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradati, per uso didattico o enciclopedico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentito il Ministro della pubblica istruzione e dell'università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all'uso didattico o enciclopedico di cui al precedente periodo".

A parte il fatto che Internet si scrive con la maiuscola (perché internet è un'altra cosa), quello che stupisce è come questi geni di parlamentari (
Folena, Guadagno detto Vladimir Luxuria, Sasso, Bono, Garagnani, Goisis, Ghizzoni, Barbieri) non si stiano rendendo conto del fatto che anziché sviluppare il nostro "fair use" (cosa che loro vorrebbero fare) stanno riducendo, quantomeno in via interpretativa, il campo di applicazione delle libere utilizzazioni.
Infatti, oggi è ben possibile, sulla base di libera utilizzazione, la riproduzione ad alta qualità ma parziale di materiale protetto!
Quel DDL, invece, consente soltanto la riproduzione (parziale o totale) a bassa qualità.
Questo significa che, ad esempio, non sarà possibile mostrare un dettaglio di un'immagine se la riproduzione è ad alta qualità: e questo è assurdo perché il mostrare il dettaglio di un'immagine ha un senso solo se la qualità dell'immagine non è degradata.

Visto quell'autogol, subito FIMI ha detto: "Avete letto? Tutto quello che non prevede quell'articolo non è consentito".

Un pericoloso ragionamento ab contrario che potrebbe fare anche un giudice.

FILOZERO news

FILOZERO su Computerlaw (grazie Marco) e su Partito Pirata (grazie Athos).

Javasign: la firma digitale a portata di tutti

Oltre a FILOZERO, oggi, su costozero.org, è stato presentato Javasign. Che cos'è? E' un software per la firma digitale, libero, gratuito, multipiattaforma, funzionalmente completo e soprattutto user friendly.
Già questo basterebbe a renderlo unico, ma c'è di più.
Javasign è in grado di caricare certificati di firma in formato *.p12 (si può fare a meno di utilizzare la smart card: non è poco!).
Inoltre, Javasign è il primo software per la firma digitale capace di generare licenze e di firmarle.
Vi rimando al sito per capire quanto sia innovativo,
sotto il profilo tecnico-giuridico, uno strumento come questo. Ringrazio Raffaello Bindi (Technes, Milano) per avere creduto nel nostro progetto e per avere apportato al software tutte le modifiche da noi richieste. Javasign è in costante fase di sviluppo e non mancherà di arricchirsi di nuove interessanti opzioni. W Javasign! :-)

FILOZERO news

Amplissimo spazio dedicato a FILOZERO su civile.it.
Presente anche un video di Spataro, che ringrazio.

SIAE: non pagate quella musica

Aveva fatto scalpore la gelateria romana che era riuscita ad ottenere una "dispensa"
da SIAE
per filodiffondere musica libera all'interno del proprio locale.

Adesso SIAE, rispondendo a domande precise ha messo nero su bianco che se gli autori e gli editori non sono iscritti a SIAE, la SIAE non deve essere pagata.

Un principio semplice, ma, nei fatti, non molto semplice da attuare: per disinformazione, per mancanza di organizzazione, per mancanza di certezze o anche per semplici "timori reverenziali".

BASTA!

E' nato un progetto (FILOZERO) che rende tecnicamente possibile la filodiffusione di musica nei pubblici esercizi senza il pagamento dell'abbonamento SIAE per la musica d'ambiente (che, in certi casi, arriva a superare i 400 euro annui: un business che frutta a SIAE molti milioni di euro ogni anno, ma che appare sempre di più come un ingiusto balzello).

Il progetto cerca anche di aprire nuove importanti prospettive per la promozione della musica autoprodotta facendo incontrare l'offerta della musica libera e la domanda dei pubblici esercenti interessati ad un considerevole sgravio fiscale: adesso conviene trasmettere gli sconosicuti, non i figli adottivi delle multinazionali.

Cosa accadrà? Nei prossimi giorni le Associazioni di categoria (Confcommercio, Conferercenti in primis, ma anche le corporazioni dei liberi professionisti ecc.), che fino ad oggi si sono accontentate di garantire ai propri associati piccoli sconti (10-15%) tramite convenzioni con SIAE, verranno informate del fatto che il risparmio può essere del 100% e ogni diatriba con SIAE, IMAIE e sorelle può essere azzerata se verrà utilizzata musica di autori non iscritti a queste società. Non potranno ignorarlo.

Cosa accadrà? Dipende anche da noi. Incominciamo a diffondere la notizia. :-)

martedì, settembre 18, 2007

Sentenza Microsoft: e in Italia?

Trattasi di sentenza di primo grado e probabilmente MS si appellerà. Indipendentemente da questo, non è facile capire oggi cosa di fatto cambierà perché occorrerà vedere in che modo verranno modificate le licenze per consentire l'interoperabilità.
Credo, però, che sentenze come queste rendano bene l'idea di antitrust: anche in Italia abbiamo i nostri "big del trust" ma l'AGCM, quando ha multato Telecom Italia, si è ben guardata dal mettere in discussione quel monopolio-oligopolio che impedisce ai piccoli operatori di stare sul mercato in condizioni di parità e una vera liberalizzazione nel mondo delle comunicazioni. Ma forse è lo stesso Stato italiano che dovrebbe essere citato davanti alla Corte di Giustizia Europea per il suo favorire situazioni di trust: pensiamo alle licenze per il Wi-Max e alla sua regolamentazione, pensiamo all'ennesima occasione persa (volutamente persa: ed è questo che è inaccettabile) per riconfigurare gli assetti della concorrenza nelle telecomunicazioni, pensiamo al fatto che per eliminare i costi di ricarica nella telefonia mobile c'è voluto l'impegno di un cittadino che si è rivolto alla Commissione Europea dopo essersi visto alzare un muro di gomma dalla nostra Authority.

giovedì, settembre 13, 2007

Radio 101

Ringrazio Francesca per avermi indicato l'altra trasmissione radiofonica in cui, negli ultimi giorni, si è parlato di Copyzero (dal minuto 22:35 in poi).

lunedì, settembre 10, 2007

Copyzero su RADIO 2 e RADIO 101

Grazie a un'intervista rilasciata da I Licaoni, su Radio2 si è parlato di Copyzero (è disponibile il file audio).
Come al solito, questi surreali cineasti livornesi, cui auguro un radioso avvenire, non hanno perso l'occasione per mostrare il lato (oscuro) comico dell'intervista.

Conversazione Francesca/Guglielmo/Alessandro pre-trasmissione:
Francesca: Ragazzi, mi raccomando, che poi fate i pezzi e dite le solite bischerate... vedo dalla lista delle domande che vi chiedono anche CC e CopyZero, quindi se...
Guglielmo: e che cazzo sono?
Alessandro: CC non lo so, ma CopyZero me l'ha chiesto oggi Mario per telefono e mi sono documentato.
Francesca: ...
Alessandro: no, comunque vai tranquillo, di sicuro lo chiedono a me.
Guglielmo: menomale, che a me queste cose mi fanno entrare il mal di testa.

In trasmissione:
Versione Beta: Guglielmo, ci vuoi parlare di CopyZero?
Guglielmo: ...

Comunque nel descrivere Copyzero se la sono cavata... anche perché ha preso la parola Alessandro! :-)

Mi segnalano che di Copyzero si è parlato, qualche giorno fa, anche su Radio 101 (
SPORTELLO CENTOUNICO?), chi ha informazioni più precise mi scriva, grazie!

mercoledì, settembre 05, 2007

Scec

Gennaro Francione ha pubblicato sul suo sito parte di una nostra discussione privata sul progetto Scec.
La trovate qui: parlo della costruzione di una WTTB (World Telematic Time Bank), una vecchia idea che forse un giorno troverò il tempo di realizzare.


giovedì, agosto 30, 2007

Inkulate e fatevi inkulare

Il kula è uno scambio simbolico di doni effettuato nelle isole Trobriand (nell'Oceano Pacifico) tra le popolazioni di queste isole ed è basato su un rapporto di fiducia (in diritto si parlerebbe di intuitus personae).

Secondo Marcel Mauss, il
kula è uno degli esempi chiave della teoria della reciprocità, secondo la quale il dono è generalmente un'istituzione sociale non volontaria ma obbligatoria.
Nel proporre la teoria dei fatti sociali totali, Mauss prende ad esempio il kula come fatto sociale (nella accezione di Emile Durkheim), che determina ed attorno al quale ruota l'intera vita di una società e, di conseguenza, studiando il quale è possibile capire tutto di essa.

Introduco questo argomento per farvi partecipi di alcune ulteriori riflessioni su quella che comunemente viene chiamata
economia del dono e che noi di Movimento Costozero chiamiamo dorosfera.

Avvento del mercato e dello Stato, da una parte, e dominio della morale e della religione, dall'altra, hanno plasmato la nostra società in nome e per conto di due grandi paradigmi: quello dell'obbligo giuridico e quello dell'obbligo morale.

Ecco che lo scambio tra estranei non può che basarsi:
a) su un dare per ricevere / per avere ricevuto (atto giuridico dell'homo oeconomicus; nel secondo caso parliamo, in diritto, di obbligazioni naturali);
b) su un dare per dare (atto morale dell'homo religiosus).

In entrambe le ipotesi il dono perde totalmente quello che J. T. Godbout chiama valore di legame (contrapponendolo al valore di scambio; dono come prestazione di beni o servizi effettuata senza garanzia che venga ricambiata, per creare, mantenere o rigenerare il legame sociale: nella relazione di dono il legame importa più del bene): infatti, nella prima ipotesi il dono si fonda su un vincolo (e dunque non può essere vero dono), mentre nella seconda ipotesi il dono è meramente gratuito, non indotto da quel meccanismo di reciprocità che alimenta la dorosfera (non c'è nulla di meno gratuito del dono, diceva Mauss).

Allora appare del tutto evidente che soltanto nell'homo reciprocus può correttamente esplicarsi il pensiero dorosofico: questi non dirà "dono perché riceverò un dono / dono perché ho ricevuto un dono", né dirà "dono senza nulla pretendere in cambio", ma dirà "dono perché soltanto donando potrò ricevere doni".

L'homo oeconomicus attenderà il dono altrui oppure cercherà di stipulare un contratto che gli assicuri di ricevere quanto ha dato; l'homo religiosus darà passivamente, senza curarsi del sistema di scambio, che, per questo, non potrà svilupparsi.

Se tutti si sentono debitori verso tutti è perché in quel gioco tutti vincono: soltanto nello stato di idebitamento reciproco positivo - dice Alain Caillé, riprendendo la definizione di Godboudt -, l'unico in grado di superare le aporie del razionalismo individualistico messo in luce dal dilemma del prigioniero o dal paradosso del passeggero clandestino (free rider), si spiegano i benefici propri del registro associativo fondato sul dono.

E venendo al mondo telematico: se tutti mettiamo qualcosa in un dove e se questo qualcosa è immateriale (dunque nessuno potrà sottrarlo alla disponibilità di tutti), tutti ne potranno beneficiare.
L'"economia" del dono è questa, l'"istituzione" del dono è questa; e siccome ciò che può essere scambiato attraverso Internet è immateriale, la rete è il non-luogo ideale in cui la dorosfera può espandersi, innanzitutto sotto forma di reciproco arricchimento cognitivo.

martedì, agosto 28, 2007

Wikipedia come BAIDU

Potrebbe trattarsi della più grande violazione di copyright mai subita. Con queste parole Florence Nibart-Devouard, chair del Board of Trustees a Wikimedia Foundation, ha commentato l'uso improprio di contenuti wikipediani da parte del motore di ricerca cinese BAIDU.

Secondo me, invece, il primato non spetta a BAIDU ma, a rigor di logica, alla stessa Wikipedia.
Infatti, la policy di Wikipedia, che adotta la licenza GFDL, prevede che per ogni articolo vengano indicati i 5 maggiori contributori e che questi nomi debbano essere riportati ogni volta che viene utilizzato un articolo.
Diventa però assai difficile rispettare la policy per il semplice fatto che su Wikipedia assai raramente si trovano indicati i nomi dei 5 maggiori contributori (e guardando la cronologia si può essere facilmente depistati in quanto il numero di edit non coincide necessariamente con l'entità del contributo).

Non ne faccio una questione teorica ma pratica, perché questo problema è sorto proprio mentre stavamo rieditando, su Anarchopedia, alcuni articoli tratti da Wikipedia: un admin di Wikipedia (non si trattava fortunatamente di un vandalo) è entrato nel forum per invitarci a indicare i nomi dei 5 maggiori contributori di ogni articolo.
Beh: indicare 5 contributori a caso sarebbe stato facile, ma indicare i 5 maggiori contributori era davvero un'impresa.
Abbiamo risposto che non appena i nomi dei 5 maggiori contributori sarebbero comparsi, come policy vuole, su Wikipedia, li avremmo riportati (dare a Cesare quel che non è di Cesare sarebbe stato ancora peggio).
Ma l'admin non ha replicato (come poteva?) e tutto è finito lì.

Dunque, se Wikipedia è la prima a non rispettare le sue stesse regole, non c'è dubbio che la violazione più grande avviene in seno alla stessa enciclopedia.

giovedì, agosto 23, 2007

Creative Commons: un punto da riscrivere

Da qualche settimana Creative Commons Italia ha pubblicato la nuova bozza della licenza 3.0 affinché, se necessario, possano essere apportate correzioni al testo. Si chiede, tra le altre cose, di segnalare inesattezze concettuali. Come ho avuto modo di dire in lista cc-it, mi pare che le inesattezze siano sempre le stesse (insomma, quelle già segnalate da anni e mai recepite).

In particolare, c'è un punto della licenza che può generare pericolosi equivoci:
il licenziante - dicono, al fine di evitare dubbi (e questo rende il tutto abbastanza paradossale), le tre licenze non commerciali - può riservarsi il diritto di riscuotere compensi... per il tramite di un ente di gestione collettiva (ad es. SIAE).

Ma come può il licenziante riservarsi tale diritto se quest'ultimo può essere esercitato soltanto dagli iscritti alla
SIAE e se gli iscritti alla SIAE, per i motivi che ora vedremo, non possono utilizzare le licenze CC?

L'art. 46 del
Regolamento Generale SIAE dice, chiaramente, che è vietato all'associato, quanto al territorio ed ai diritti per i quali la Società ha competenza in relazione al mandato conferitole, di rilasciare direttamente permessi di utilizzazione, anche se a titolo gratuito (cioè, ad esempio, utilizzare le licenze creative commons).

L'art. 10 reg. cit. precisa che l'iscritto
ha l'obbligo di dichiarare tempestivamente tutte le opere destinate alla pubblica utilizzazione sulle quali abbia o acquisti diritti.

Tuttavia, in base allo stesso art. 10, l'iscritto ha facoltà di limitare il mandato a determinati territori e di escludere uno o più diritti di utilizzazione economica.

Queste (nuove) eccezioni, però, non spostano di una virgola il problema dell'incompatibilità tra licenza CC e mandao SIAE, perché:
a) la licenza CC non prevede la concessione di diritti relativamente a un territorio determinato;
b) il mandato SIAE non può riguardare opere determinate ma riguarda TUTTO il repertorio (destinato alla pubblica utilizzazione) dell'iscritto;
c) anche la licenza CC più restrittiva tratta praticamente tutti i diritti oggetto del mandato SIAE.

Dunque:
a) non è possibile, ad esempio, utilizzare la licenza CC in Piemonte e dare mandato alla SIAE nelle altre regioni;
b) non è possibile licenziare sotto CC alcune opere e dare mandato alla SIAE relativamente a tutte le altre;
c) o si dà mandato a SIAE o si utilizza la licenza CC.

Pertanto, l'iscritto alla SIAE forse oggi può utilizzare licenze open content compatibili con le suddette eccezioni, certamente non può utilizzare le licenze creative commons.

Non può utilizzarle nemmeno sulla base dell'art. 11 reg. cit, il quale prevede che l'associato, chiedendo un permesso a SIAE, ha la facoltà di escludere dal mandato i diritti di riproduzione e comunicazione al pubblico limitatamente alle utilizzazioni su reti telematiche e di telefonia mobile o analoghe forme di fruizione delle opere: infatti, le licenze CC "seguono" l'opera ovunque e in qualsiasi forma essa si presenti, non consentendo di limitare i permessi accordati a media determinati => non è possibile, ad esempio, licenziare sotto CC un'opera scaricabile da Internet e contemporaneamente dare mandato alla SIAE relativamente alla stessa opera distribuita nei negozi.

Cosa accade se l'iscritto utilizza una licenza CC e dunque viola, sulla base dell'art. 46 cit., il regolamento SIAE?

Nel
Regolamento Generale SIAE le sanzioni cui possono andare incontro gli iscritti sono ben specificate (art. 26 e ss.):
all'associato che contravvenga a disposizioni statutarie o regolamentari sono inflitte le sanzioni seguenti, fatta salva ogni altra azione civile o penale: il richiamo, la pena pecuniaria, la radiazione.

Per concludere: se l'iscritto vuole rilasciare direttamente permessi di utilizzazione, deve valersi di un'eccezione che escluda il mandato SIAE.
Questo significa che, quand'anche la licenza CC fosse una licenza compatibile con le suddette eccezioni, il licenziante non potrebbe riscuotere i compensi attraverso SIAE:
la compatibilità, laddove può esistere, esiste sulla base di un'esclusione reciproca tra licenza e mandato, non certo sulla base di una "convivenza" grazie alla quale sia possibile utilizzare una licenza libera e al tempo stesso riscuotere i compensi tramite SIAE (QUESTO E' CIO' CHE DICE LA LICENZA CC: questo è ciò che può generare, nel licenziante, la convinzione di poter utilizzare una licenza CC e al tempo stesso conferire mandato a SIAE; questo è ciò che può esporre l'inconsapevole licenziante-iscritto alle sanzioni di cui abbiamo parlato).

martedì, agosto 21, 2007

Il gioco dell'estate?

Zeus News ha pubblicato un articolo in cui parla della mia scoperta e spiega come ho fatto a trovare gli edit "istituzionali". Speriamo che qualcun'altro scopra qualcosa di interessante/"divertente".

lunedì, agosto 20, 2007

Censure e vandalismi dalle sedi ministeriali

In questi giorni è rimbalzata sul web la notizia dei "ritocchi" alle voci scomode di Wikipedia da parte di CIA e Vaticano. Una frase un po' forte, forse. Ma se l'aggiunta, da parte di qualcuno che digitava dalla sede della CIA, dell'esclamazione "Wahhhhh!" nell'articolo su Mahmoud Ahmadinejad ha fatto tanto scalpore anche in Italia, allora, a maggior ragione, dovrebbe fare scalpore quello che ho scoperto io.
Qualcuno dal Ministero degli Affari Esteri, il 2 agosto, ha tentato di eliminare dall'articolo su Emma Bonino la seguente frase (in grassetto): "In seguito, nel 2001, il parlamento europeo ridusse di 2/3 il finanziamento del fondo contro la droga gestito da Arlacchi, con una decisione legata alla presunta mala gestione del Fondo e alla richiesta di revisione dei meccanismi di funzionamento del Fondo stesso. Da quel momento, la produzione di droga in Afghanistan è cresciuta costantemente".
Un palese tentativo di censura che è dunque partito da una sede ministeriale.
Ma dalle sedi ministeriali non si fa solo censura, utilizzando wikiscanner si può constatare che chi utilizza i computer "istituzionali" (Presidenza del Consiglio dei Ministri* e Presidenza della Repubblica incluse) contribuisce da tempo e copiosamente a Wikipedia... viene però da chiedersi (guardando gli orari riportati nei log): ma questi signori sono dipendenti pubblici che invece di fare il loro lavoro editano articoli sulla patonza* (alla Farnesina si gioca a "Diplomacy"?) oppure chiunque può avere accesso a questi terminali? Entrambe le ipotesi non sono confortanti. Né è confortante sapere che, ad esempio, il 26 gennaio 2006, dal Ministero dell'Interno, qualcuno ha editato la voce "TAV spa" sostituendo "passeggeri e merci" con "passeggeri e merda", o sapere che dal Ministero dell'Istruzione, il 27 aprile 2007, qualcuno ha editato la voce "Gay" inserendovi il nome e il cognome di... un collega di lavoro?
La lista dei vandalismi potrebbe continuare, ma, per carità di Patria, mi fermo qui.
Quello che però vorrei sapere è se la legge Pisanu funziona... sappiamo chi è stato a censurare, chi è stato a vandalizzare, chi è stato a divertirsi anziché lavorare... insomma, chi sono gli autori di quegli edit? Perché se non sapessimo i nomi e i cognomi di queste persone (che sembrano proprio avere operato in totale tranquillità), alla luce di quel testo di legge, non mi resterebbe che arrivare alla paradossale conclusione che i luoghi più sicuri da cui far partire un attacco informatico o trasmettere "pizzini telematici" sono le sedi istituzionali.

giovedì, agosto 02, 2007

LA GPLv3 E' LEGALE IN ITALIA?

Così titola in copertina Linux & C., la rivista nel cui ultimo numero si trova il tanto discusso editoriale di Tassone.

Il tema viene affrontato di un articolo di Monti (intitolato GPLv3: licenza nuova, problemi vecchi) contenuto all'interno del prestigioso mensile (non posso farne una scansione perché il mensile sarà anche "la rivista leader in Italia su Linux e il mondo dell'OpenSource", ma purtroppo è proprietario).

L'articolo di Monti rincara, se possibile, la dose di FUD presente nell'editoriale ed analizza alcuni articoli della GPLv3.
In particolare, Monti sostiene che la GPLv3 stabilisce un meccanismo analogo a quello delle famigerate "licenze a strappo" tanto care all'industria del software proprietario. Secondo Monti la GPLv3 è un contratto per adesione (tipo quelli di banche ed assicurazioni) il che potrebbe privare di valore giuridico almeno alcune parti della nuova licenza.

Monti sostiene che la GPLv3 è un contratto per adesione perché introduce il concetto di "accettazione", in base al quale per ricevere il software l'utente non è obbligato ad accettare la licenza, ma se lo usa, allora la ha accettata. In pratica non c'è negoziazione: o accetti o non accetti.

Quando ho letto questo sono rimasto alquanto perplesso perché (benché abbia piuttosto chiare le problematiche relative ai contratti per adesione) nessuna licenza presuppone negoziazione: o l'accetti o non l'accetti.

Quindi, non avendo capito cosa vuole dire Monti sul punto, non posso commentare.

Ma non è di questo che voglio parlare perché non è questa la parte dell'articolo di Monti che mi ha colpito di più: Monti, afferma che
la GPLv3 non è uno strumento giuridico per regolare determinati rapporti economici, ma un vero e proprio "atto etico" che distingue i buoni dai cattivi.

Siccome il tema della forte componente ideologica della GPLv3 si presenta e si ripresenta (anche nell'editoriale di Tassone) come qualcosa di nefasto, vorrei chiarire un concetto fondamentale del diritto: il diritto poggia sull'etica.
La rilevanza giuridica di una norma è data dalla sua componente etica. E questo è tanto pacifico quanto autoevidente: farsi la barba non è giuridicamente rilevante mentre rubare lo è per una semplice questione etica.
Ma veniamo al diritto privato.
Un'obbligazione (quindi un contratto ma non soltanto un contratto) è un vincolo giuridico volto al soddisfacimento di un interesse (DI QUALSIASI NATURA: SOCIALE, AFFETTIVA, CULTURALE, PSICOLOGICA, ECONOMICA...) attraverso una prestazione (questa sì, sempre e soltanto di natura economica).

Allora, se la GPLv3 è volta a realizzare gli interessi assolutamente legittimi ed assolutamente diffusi di una comunità o quelli di un singolo individuo perché mai non si tratterebbe di uno strumento giuridico ma di un "atto etico"??

Tassone, inoltre, quando tratteggia un immaginifico futuro e dice che la GPLv4 conterrà una clausola che vieterà l'uso del software nei paesi in cui c'è la pena di morte, dimostra di non sapere che le c.d. "licenze etiche" sono sempre state fumo negli occhi per FSF, la cui unica preoccupazione resta la libertà del software.

Ma anche le c.d. licenze etiche sono pur sempre strumenti giuridici perché producono effetti giuridici.

Allora chi è che fa politica? La GPLv3, che, come ogni strumento giuridico degno di chiamarsi tale, tutela interessi legittimi, oppure chi, pur chiamato ad esprimere un parare giuridico, si addentra in constatazioni di natura puramente ideologica?

mercoledì, agosto 01, 2007

Altroconsumo parla di copyzero


Vi accenna qui e poi ne parla nel bimestrale Hi_Test. Mi fa piacere che anche le associazioni dei consumatori incomincino a diffondere la notizia dell'esistenza di questa grande risorsa.

martedì, luglio 31, 2007

Diritto d'autore: riforma in vista?

Il neo-presidente del Comitato Consultivo Permanente per il diritto d'autore, prof. Alberto Maria Gambino, ha disposto l'istituzione di due Commissioni speciali, l'una relativa al rapporto tra nuove tecnologie e proprietà intellettuale e l'altra per la revisione della legge sul diritto d'autore. Il Comitato per il diritto d'autore è l'autorità preposta alla normativa di aggiornamento del settore. Del Comitato fanno parte oltre che i rappresentanti di tutte le amministrazioni coinvolte, anche rappresentanti del mondo industriale, degli autori ed editori e dei lavoratori dello spettacolo [1].

[1] SIAE & C.


Alcuni stralci interressanti dal
discorso di Gambino (o quantomeno le parti non fuffose):

"Non converrà dunque seguire un “approccio particolaristico” che finisce con il coincidere con un compromesso con gruppi di pressione, ma piuttosto si tratterà di ricondurre anche questo specifico statuto della proprietà ad un’interpretazione sistematica."

Quindi non si accettano pressioni di gruppi però nel Comitato ci sono solo quelli della SIAE e non la loro controparte.


"
Serve pertanto, a priori, un cadenzato confronto con operatori di settore, giuristi, utenti, in modo da rendere il dettato normativo intelligibile, facilmente applicabile e portatore di un chiaro indirizzo precettivo e sanzionatorio."

Pertanto l'utente dovrebbe essere sentito, però solo come destinatario di precetti e sanzioni. Di diritti non se ne parla nemmeno.


"
In particolare sarà necessario garantire una tutela piena (con eventuali adattamenti al caso specifico) ad una serie di “nuovi beni” (quale è, ad esempio, il c.d. "right of publicity" di chiara matrice anglosassone e che rappresenta la commercializzazione del bene immagine), che – in quanto beni oggetto di diritti - andranno garantiti da indebite appropriazioni altrui."

Ecco, Wikipedia docet. Andiamo bene...


"
Bisognerà sviluppare ulteriormente la disciplina per il software, considerato opera letteraria, per le banche dati ed in genere per le opere multimediali."

Enforcement dietro l'angolo.


"
Non è poi ulteriormente procrastinabile l’individuazione di una tutela per il format televisivo, oggetto di un mercato di notevole rilevanza economica."

Ma certo, non sia mai detto che qualcuno possa mettere tranquillo qualche trasmissione pagata col canone su
YouTube.

"
Altro aspetto della legge sul diritto di autore che richiede una riflessione riguarda le libere utilizzazioni per scopi didattici e di diffusione della cultura – anche alla luce del dettato Costituzionale e dei principi Comunitari – che dovranno essere innovate nel segno di una maggiore apertura agli istituti didattici e con particolare riguardo a quegli Enti privi di risorse e dislocati in aree disagiate del Paese."

E che c'entra? Le libere utilizzazioni devono essere tali indipendentemente dalle aree e dalle risorse!


"
Ancora, bisognerà con sempre maggior impegno, utilizzando le nuove tecnologie, creare strumenti che permettano l’accessibilità piena, a favore dei soggetti con disabilità, alle opere dell’ingegno e quindi alla cultura (e di questo va dato atto al Ministro di essersi già sintonizzato con alcune prime iniziative legislative e amministrative)."

L'accessiblità o c'è o non c'è: che significa "piena"? E che c'entra l'accessibilità con le opere dell'ingegno? L'accessibilità è universale! Se poi il magnanimo riferimento è a
internetculturale.it, dio ci salvi!

Sarà, inoltre, opportuno segnalare strumenti normativi che possano incentivare l’industria delle fiction e dell’audiovisivo in genere, eventualmente anche prevedendo agevolazioni fiscali."

Ah, bene: questa ci mancava... non ci è bastato Urbani col foraggiamento alla sua amichetta cineasta, adesso ci sono nuove bocche del mondo delle fiction in attesa della poppata.


"
Sarà altresì necessario offrire un espresso riconoscimento della tutela delle coreografie sgombrando il campo dalle incertezze giuridiche attuali dovute anche al ritardo con cui le opere coreografiche sono entrate a far parte della tutela di cui alla Legge n. 633/41."

E sì, dopo il riferimento alle fiction mi stavo giusto chiedendo se gli sculettamenti delle veline fossero sufficientemente tutelati.


"
Parimenti andranno tutelate le opere dell’ingegno relative ad un importante settore dell’arte italiana, cioè i costumi di scena."

Ma certo, non sia mai che qualcuno faccia una foto a teatro!


"
E' certamente un bel programma!"

Eh, se te lo dici da solo!


"
Un cenno da ultimo, ma non certo per importanza, al sistema di enforcement."

Avevo un vaghissimo sentore, sai?


"
Occorre rafforzare la certezza del diritto, identificando i beni giuridici fondamentali che s’intende presidiare e chiarendo i termini e i modi dell’applicazione dei mezzi giuridici posti a tutela di quei beni. In questa prospettiva, bisogna riflettere, da un lato, sull’ambito delle eccezioni al diritto d’autore, gli spazi delle utilizzazioni libere, dall’altro, con riferimento alla “pirateria”, va approfondito se la soluzione consista davvero – si passi l’espressione ormai celebre – “nell’utilizzare il lucchetto”."

Introdurre il tema delle libere utilizzazioni parlando di enforcement fa tremare i polsi: il lucchetto non serve a nulla, è noto, dunque non resta che aumentare le pene (o c'è forse qualcuno nel Comitato che dirà di legalizzare in toto il p2p?).


"
Il tutto incentrato sulla necessaria convinzione che solo una tutela piena della proprietà intellettuale che sappia al contempo recepire e non frenare le spinte delle nuove tecnologie potrà garantire protezione ai beni frutto dell’ingegno umano ed ai loro autori, per lo sviluppo della cultura nel nostro Paese."

Il tutto condito di cacca, insomma. Buon appetito a tutti.
Ora son certo che qualcuno dirà: ma no, ma guarda che non devi interpretare le cose così, Gambino vuole mediare, vuole un compromesso tra le nostre istanze e quelle delle multinazionali (non senti che dice di non frenare le spinte delle nuove tecnologie?) . E' per noi un'ottima occasione per realizzare almeno in parte i nostri ideali di libertà: adesso vediamo di farci convocare e poi vedrai che voltiamo pagina.

Va bene. Fatevi convocare.


Io alla Befana non ci credo più. Anche perché non c'è nulla di sostanziale che noi possiamo fare a
livello nazionale, nemmeno se fossimo parlamentari o gli stessi membri di queste commissioni. Possiamo cambiare qualche dettaglio, ma la sostanza è tecnicamente immodificabile a livello nazionale. I cambiamenti che vogliamo devono nascere a livello internazionale: campa cavallo! Sono giunto alla conclusione che o ci liberiamo da soli o nessuno ci libererà mai. Discutere con certe persone (magari anche intellettualmente oneste, non sto dicendo che chi gestisce il potere sia necessariamente un disonesto), per quanto mi riguarda, è tempo perso. La pirateria non accetta compromessi: o è pirateria o non lo è. L'unica cosa che temono i nostri amministratori è perdere il controllo: se parlano di pirateria è perché la pirateria non si è mai messa a tavolino con loro! E' perché la pirateria non ha mai accettato compromessi! La pirateria non tratta! E per questo vince. Ed è per questo e soltanto per questo che loro cercano nuove soluzioni, nuovi compromessi. Io lascio correre il pesce: inaspriscano le pene, coprendosi di ridicolo, oppure ufficializzino la sconfitta accettando la disfatta nella misura in cui, tecnicamente, possono accettarla. C'è bisogno di discutere con gli utenti? Il pirata scarica di tutto e il suo scaricare vale più di 1000 parole (in realtà molte meno, perché il tempo dato ad ogni "esterno" è minimo) in commissione. Questa è la base oggettiva. Dopodiché siamo abbastanza intelligenti per organizzare attività legali di liberazione. E le energie vanno impiegate lì, nel creare sistemi alternativi a quelli offerti dallo Stato e dagli organismi di intermediazione: chi segue questo blog credo che abbia già un quadro sufficientemente chiaro su quello che è stato fatto e su quello che possiamo e dobbiamo fare. Tutto il resto, sempre a mio modesto parere, è noise.

giovedì, luglio 26, 2007

Era un amministratore di Wikipedia il vandalo di Anarchopedia

Otrebor_81 è il nickname dell'insospettabile amministratore di Wikipedia Italia che negli ultimi mesi si è divertito a cancellare ripetutamente tutti gli articoli dell'Anarcopedia italiana.
La costante azione vandalica si caratterizzava, da una parte, per una spiccata propensione all'insulto, dall'altra, per il comportamento schizofrenico tipico del sockpuppet. Otrebor_81, infatti, era un contributore tranquillo, ma nelle vesti dell'utente Darkolo inseriva provocatoriamente contenuti off topic (tuttavia mai cancellati dagli altri contributori della libera e tollerante Anarchopedia: anzi, detti contenuti venivano regolarmente ripristinati dagli altri contributori dopo essere stati cancellati dallo stesso vandalo), nelle vesti di Pericle era un irriducibile distruttore, mentre nelle vesti dell'utente Vashi combatteva se stesso ripristinando parzialmente le pagine che poco prima aveva cancellato (grazie a questo stratagemma era riuscito ad ottenere, in qualità di Vashi, permessi speciali, che facevano del vandalo un problema tanto grave quanto apparentemente irrisolvibile).
Il vandalo era solito utilizzare proxy per rendere irreperibile il proprio ip, ma una traccia (relativa a Tele2) ha reso possibile capire, mediante checkuser, che dietro a Darkolo, Pericle, Vashi, Otrebor_81 ed altre utenze c'era la stessa persona: un vero professionista del trasformismo, capace di assumere, nella parola scritta, le personalità ed i caratteri più diversi.

Otrebor_81, contattato nella chat irc di Wikipedia Italia (i cui log sono conservati ma non pubblicati per rispettare la privacy del grande mietitore), dapprima ha giocato la carta dell'innocenza, poi, messo di fronte all'evidenza, ha confessato le sue malefatte, ma senza mai smettere di mentire, anzi, continuando a crearsi utenze fittizie al fine di spingere i membri di Anarchopedia a cancellare i messaggi che lo riguardavano e che associavano il suo stimato nickname a quello del vandalo.

Ma veniamo alle ragioni del vandalismo. Otrebor_81 sostiene di averlo fatto per noia (beh, sempre meglio del gettare sassi dal cavalcavia, su questo non ci piove). Tuttavia, vari membri di Anarchopedia ritengono che le ragioni siano da rinvenire nel tentativo di dimostrare che una wiki senza quella struttura gerarchica che caratterizza Wikipedia non potesse sopravvivere: l'inserire articoli che riguardavano tutto fuorché l'anarchismo aveva lo scopo di suscitare una reazione di intolleranza (a dispetto dei principi anarchici), che però non è mai avvenuta.
Allora ad Otrebor_81 non restava che mettere a ferro e fuoco la wiki per rendere palese l'impossibilità di una sua "gestione dal basso". Beh, certamente il problema c'è stato, ma il risultato finale è che oggi soltanto Otrebor_81 può dire di avere un problema, un problema che certamente non riguarda la sua carica di amministratore wikipediano (gli admin di Wikipedia, infatti, possono distruggere qualsiasi wiki purché non si tratti di wiki collegate a Wikimedia Foundation), ma il suo foro interno (quale esattamente?).

Un'ultima nota: con gli stessi proxy ip con cui Otrebor_81 massacrava Anarchopedia sono stati fatti, negli stessi giorni, anche vandalismi sulla Wikipedia italiana e sulla quella italiana soltanto. Un caso? Non lo so, certamente non sono fatti che possono riguardare Anarchopedia, che senza mutare il suo sistema di gestione collettiva sta dimostrando che un altro "mondo enciclopedico" è possibile.

giovedì, giugno 28, 2007

Dì NO al Fair Use

Dì NO al Fair Use è l'ultima geniale trovata di Wikipedia. Siccome la legislazione sulle libere utilizzazioni varia da paese a paese, hanno pensato bene di toglierle di mezzo. Il fatto si commenta da solo.

lunedì, giugno 25, 2007

Libero vs Open Source

Restando nell'ambito strettamente linguistico libero si presta a vari equivoci.

Principalmente ne rilevo due:
1. Benché spesso si dica che software libero presenta meno ambiguità di free software (la birra gratis... ), in realtà anche in nella lingua italiana libero significa gratuito.
2. Libero può indicare l'assenza di vincoli giuridici.
In realtà tale assenza può, al limite, riscontrarsi nel caso del software nel pubblico dominio, non certo in riferimento al software libero.

Per una panoramica completa, clicca qui.

Quindi il primo approccio con chi è a digiuno del progetto GNU raramente può essere esente da fraintendimenti, e non c'è da meravigliarsi se gli equivoci permangono.

Anche l'antitetico software proprietario non è esente da equivoci, perché anche il software libero può essere proprietà di qualcuno.

Software a codice sorgente aperto è il nome che viene abitualmente utilizzato nella PA e nelle Istituzioni.

Perché? Perché, benché abbia i suoi bei limiti (cioè si limita a indicare la disponibilità del codice sorgente), si presta meno agli equivoci che libero si porta dietro.