Se fosse possibile, farei un piccolo reverse di questo programma, in modo tale che il tenero maghetto porti qui.Forse è per questo che quello dell'incumbent lo chiamano servizio universale: ti dà tutto e il contrario di tutto.
Se fosse possibile, farei un piccolo reverse di questo programma, in modo tale che il tenero maghetto porti qui.
Avete presente l'innamorato con la margherita?
Charlie McCreevy (in foto eloquente) propone l'estensione dei diritti connessi (da 50 a 95 anni) in quanto i poveri turnisti che hanno inciso 50 anni fa non possono percepire più quella che per loro è una sorta di "pensione".
Oggi, sulla lista softwarelibero.it qualcuno si è posto il problema dell'applicazione del verbatim copying:
In un'epoca in cui la conoscenza e l'informazione sono beni primari, l'accesso ad essi in modo libero e il più possibile gratuito permetterebbe ai paesi in via di sviluppo di crescere e diventare autosufficienti. In un'epoca in cui la conoscenza e l'informazione possono circolare a costi bassissimi, una mentalità arretrata e lobbistica impone balzelli e pizzi arbitrari. Ci stiamo abituando all'idea che la cultura libera e gratuita è un'illusione (così come dichiarato qualche mese fa anche dalla presidente dell'ADAGP, la SIAE francese). Noi riteniamo che questa mentalità sia ingiusta e pericolosa: l'accesso alla conoscenza non può essere considerato un optional a disposizione solo di chi è in grado di pagare. È un bene primario, come l'aria, (non citiamo l'acqua e il cibo, visto che ormai ci siamo abituati all'idea che è accettabile che esseri umani muoiano di fame e sete!). La solita obiezione che viene mossa a questo ragionamento, è che facendo così si condanna gli autori a morire di fame e stenti e non si incentiva la ricerca e la creazione artistica. Non bisogna essere degli esperti per notare che comunque lo stato attuale delle leggi che riguardano "la proprietà intellettuale" (termine arbitrario per indicare cose differenti), non favoriscono gli autori e gli inventori, quanto piuttosto i grossi gruppi editoriali e le grosse compagnie private. La competenza e l'ingegnosità possono essere sostenute e finanziate anche in una società in cui la cultura e la conoscenza circolano liberamente: basta trovare nuove forme di sostentamento (il software libero è un esempio).
Punto Informatico riporta un comunicato di Scarichiamoli! riguardante italia.it ed internetculturale.it, che ha cessato di essere un (inutile) metamotore di ricerca di opere di pubblico dominio per diventare, in nome della diffusione della conoscenza in rete (tale è lo scopo dichiarato), un sito di e-commerce. Eh!?!? 8-()
Ricordate verisong.com? Ne parlammo qui: un servizio commerciale per la tutela del diritto d'autore attraverso la marcatura temporale. Ha chiuso. E che fine hanno fatto i brani registrati su verisong.com? Spariti. E gli autori degli stessi? Presumibilmente adirati (anche perché il servizio aveva dei costi abbastanza elevati e una "copertura" assai limitata nel tempo: 1 anno). Questo accade quando si copiano le idee altrui senza avere capito il motivo del loro successo. Copyrero on-line vive grazie a un gruppo di volontari ed utilizza uno standard (per cui sarà sempre possibile, anche autonomamente, estendere, indefinitamente, il periodo di validità della marca temporale). Come dissi in quel post, Copyzero ha ucciso (quantomeno in Italia) questo tipo di mercato ancor prima della sua nascita. Evidentemente non mi sbagliavo.
CCZero è una nuova licenza, anzi, un nuovo protocollo by Creative Commons. La novità sostanziale è la possibilità di indicare nome dell'autore e titolo dell'opera all'interno della nota di copyright. Una novità per Creative Commons, che probabilmente verrà estesa a tutte le licenze CC, ma non una novità in assoluto. Resta, però, tra i vari problemi, quello di associare con certezza autore, opera e licenza. La politica dell'URI, da sempre utilizzata da Creative Commons, non mi pare che risolva la questione, mentre le licenze CopyZero X, grazie all'indicazione del digest sha-1 e alla possibilità, per l'autore, di utilizzare uno strumento come Javasign per firmare la licenza, non lasciano spazio a pericolosi equivoci. Potrò sembrare di parte ed esagerato, ma credo che il sistema proposto da CopyZero rappresenti, oggi, la migliore soluzione per il licensing autorale.
Questo è stato il commento della redazione di degradarte, che ha subito pubblicato l'opera 1bis sul sito degradarte.org
L'ennesima tesi (sul web 2.0) che tratta delle licenze Copyzero X. Costa 30 euro. Troppo per uno come me, che per la diffusione della conoscenza ha sempre adottato la politica del costo zero. Penso che contatterò l'autore e gli dirò se mi invia gratuitamente il capitolo che mi interessa. In fondo, se io non fossi mai esistito, quel capitolo lui non l'avrebbe mai scritto. Vi pare un ragionamento abbastanza persuasivo? :-) Vi faccio sapere.
Gentile utente,
La iformiamo che il servizio è stato ripristinato e pertanto può accedere nuovamente al portale di sua competenza.
Cordiali Saluti
Help Desk BCNL
Con questo post voglio descrivere un poco lo stato di degrado delle libere utilizazioni e ribadire che si è persa un'occasione per fare chiarezza su molti punti ambigui, talmente ambigui da permettere le interpretazioni più diverse, a discapito di quella determinatezza che sarebbe la prima vera garanzia per i "liberi utilizzatori".
Mi è capitato di rispondere a chi si interrogava sui benefici del nuovo comma 1-bis dell'art. 70 LdA:

Immaginate un DRM di Stato, un iDRM che, in nome dell'interoperabilità, tutti i fornitori di servizi e contenuti devono utilizzare allorché decidano di utilizzare DRM. Immaginate un progetto che adotti le specifiche tecniche del Digital Media Project e immaginate che i diritti sui brevetti del DMP siano amministrati da una società torinese, la Sisvel s.p.a., per conto di una serie di multinazionali (ad esempio, i diritti sui brevetti audio MPEG vengono amministrati da Sisvel s.p.a. per conto di France Telecom, Telediffusion De France S.A., U.S. Philips Corporation, Koninklijke Philips Electronics N.V., Institut fur Rundfunktechnik GmbH, Bayerische Rundfunkwerbung GmbH).