Quanto deve Escher a Penrose?
A voi tutti è capitato almeno una volta nella vita di vedere un'opera di Maurits Cornelius Escher. La caratteristica che ha reso le sue opere molto famose, e che probabilmente ha attirato anche la vostra attenzione, è la raffigurazione di oggetti impossibili, come la scala che vedete qui accanto (Ascesa e discesa - 1960).Ma quanti di voi sanno che le celebri illusioni ottiche "di Escher" non sono il frutto dell'ingegno di Escher ma di quello di Roger Penrose? Quella scala (nota, appunto, come la scala di Penrose) ed altri oggetti impossibili vennero descritti da Lionel e Roger Penrose in un articolo pubblicato nel 1958.
Ma Escher non è l'unico artista ad avere attinto da Penrose: pensiamo ad Urs Schmid, che in un dipinto ad olio del 1995 utilizza una tassellatura di Penrose.
Spesso la fortuna di artisti, scienziati, filosofi (mi viene in mente Nietzsche, che confessò il debito intellettuale che aveva nei confronti di Stirner soltanto in una lettera alla sorella) è legata alle visioni di altri; questo ci deve far pensare, ancora una volta, a quanto l'opera d'arte assomigli alla materia: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. A mio modo di vedere esiste, da una parte, il caposcuola, quello che crea il modello, il poncif baudelairiano, e, dall'altra, i discepoli, che riproducono uno stile o mescolano ecletticamente stili diversi. Credo che, oggi, il copyright sia rivendicato su opere che in gan parte non sono tutelabili, perché non sono opere d'arte o non sono opere originali: torneremo su questa affermazione.
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